Questo di oggi è un post dedicato a tutte noi donne, non solo alle mamme … e penso anche che tanti spunti siano bisex (🤭).
Ci sono donne che oggi corrono tantissimo.
Corriamo per essere efficienti, presenti, competenti … corriamo per la carriera, per la famiglia, per il corpo, per sentirsi belle, in ordine, impeccabili, per non sentirsi in colpa, per sentirsi appartenere, per rientrare nei canoni pre-definiti, per riuscire a fare tutto e, in fondo, per sentirsi abbastanza.
Forse non è un caso che abbiamo imparato così bene a fare, in quanto, per generazioni, alle donne è stato chiesto di stare dentro confini ristretti, scomodi, dolorosi. Oggi abbiamo conquistato possibilità e libertà nuove, ma forse, senza accorgercene, quella spinta a dimostrare che “possiamo farcela” si è trasformata in un altro modo di correre, facendo tutto ed essendo tutto.
Dentro questa corsa invincibile rischiamo di perdere qualcosa di prezioso:
l’ascolto…
quello spazio silenzioso in cui possiamo sentire cosa ci appartiene davvero, cosa ci nutre davvero in maniera sana e dove vogliamo andare.
Penso che essere donne non significa soltanto imparare a fare tutto ciò che un tempo “ci era negato” (non solo), ma anche non perdere la dimensione dell’essere.
Il fare può “costruire” moltissimo, ma è l’ascolto che ci orienta.
E allora vale la pena fermarsi e chiedersi:
che cosa vediamo e sentiamo quando ci guardiamo nello specchio? Che cosa vedono i nostri figli quando ci guardano?
Una donna/mamma che deve continuamente raggiungere qualcosa per sentirsi abbastanza?
O una donna che sa desiderare, costruire, impegnarsi, ma anche fermarsi, ascoltarsi, cambiare direzione?
Perché forse una donna/mamma bella, per un figlio, non è una mamma perfetta.
È una donna/mamma felice … felice di essere viva.
Una donna/mamma che sa dire “oggi non ce la faccio”, che si concede tempo, che non misura il proprio valore da quanto produce o riesce a tenere insieme.
Cosa desideriamo davvero per i nostri figli?
Che siano sempre più bravi, performanti, avanti?
O che sappiano ascoltarsi, scegliere, fermarsi senza sentirsi in colpa e non confondere mai il proprio valore con ciò che raggiungono?
Il messaggio più potente non è quello che diciamo, ma quello che loro incarnano ogni giorno guardandoci.
Mamme o non mamme … ma donne tutte … non dobbiamo smettere di crescere, desiderare e realizzarci.
Potremo semplicemente lasciare che il fare torni al servizio dell’essere, perché i nostri figli non hanno bisogno di ereditare la nostra corsa, hanno bisogno di sapere che esiste anche un altro modo di stare al mondo.
E noi, nel modo in cui viviamo oggi, quale seme stiamo lasciando nella terra del loro futuro?
LFR $®$
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