Camilla, un’amica e amante del nostro blog, ci ha fatto una richiesta che ho provato, così, ad esaudire…
Come ormai sapete sono affascinata dalle parole, perché, pur sembrando semplici, riescono a custodire dentro di sè mondi interi.
Oggi, la parola prescelta è… Affètto.
Che cos’è l’affètto?
Ci ho pensato un po’ su…anzi, più che pensarci, l’ho ascoltato, perché credo che alcune “cose” si svelino non tanto attraverso la testa, quanto attraverso un ascolto più profondo che arriva da dentro.
Ho cercato di sentire cosa accade in me quando pronuncio questa parola. Affètto.
Intanto, già a pronunciarla (provaci), sento che il suono tende ad entrare dentro, verso il cuore, in una intima profondità e penso…
Forse l’affètto è una delle forme silenziose dell’amore che non ha bisogno di grandi dichiarazioni.
È il pensiero che “torna”, la mano che cerca la tua, una presenza che sa esserci senza fare rumore…è la premura con cui ci si ricorda di qualcosa che ci riguarda, il sorriso che nasce pensando a qualcuno o il desiderio di proteggerlo anche quando non possiamo farlo.
E perché lo proviamo?
Forse perché siamo fatti per creare legami sia con noi stessi che con gli altri, per riconoscerci negli altri, per lasciare che qualcuno entri un poco “dentro di noi” e, senza quasi accorgercene, diventi parte dei nostri pensieri, delle nostre giornate, delle nostre premure e nelle nostre piccole felicità.
Credo che l’affètto, accada…si posa piano come una carezza di sole sul volto ancora addormentato (vedi post precedente). L’affètto cresce nei piccoli gesti, nella grazia, nelle attenzioni che sembrano niente e invece dicono tutto. È si, forse la sua bellezza potrebbe essere proprio che non chiede di essere visto, ma quando c’è…si sente.
Penso anche a quanto sia curiosa questa parola. L’affètto, può essere quello che proviamo per noi stessi o per qualcuno, ma può pure essere ciò che facciamo quando prendiamo qualcosa e la dividiamo, con cura, in tante piccole parti.
Basta cambiare un accento e…ecco la magia delle parole, quella sempre capace di affascinarmi.
Affétto (affettare).
Affettare è spesso associato al dividere, al tagliare, al separare…eppure, come accade con tanti modi di dire e con tante convinzioni che ormai abbiamo fatto nostre, a volte le parole sembrano portarci su strade lontane da noi…quasi dimenticando il significato che potrebbe invece donarci, quel nutrimento sano e genuino.
Mi piace pensare che anche l’affètto sia un po’ così, capace di prendere qualcosa di grande e renderlo condivisibile.
Un sentimento, una giornata, del cibo, un ricordo, un gesto, un pezzo di vita….lo si può affettare in piccoli gesti come una telefonata, un abbraccio, un cenno lieve, un invito, una parola detta al momento giusto, una presenza, uno sguardo, un pensiero, un dono…
Chissà, forse l’affètto si fa reale (re) quando diventa qualcosa che, giorno dopo giorno, scegliamo di condividere.
Questo è anche un po’ la missione di LuciFraleRobe, condividere piccoli spunti di riflessione possibilitanti, capaci di aprire a visioni, pensieri e direzioni a cui non siamo abituati, perché a volte basta guardare una parola da un’altra angolazione, mettere in discussione una convinzione o cambiare un accento o una prospettiva, per scoprire che quella che sembrava una strada già scritta non è necessariamente la nostra.
Possiamo direzionare un destino scontato e abituale in una destinazione scelta fatta di possibilità, dolcezza e bellezza.
Il senso di con-divisione è anche prendere parte scelta di ciò che abbiamo dentro, affettarla in piccoli spicchi di pensiero e offrirlo a chi, passando di qui, avrà voglia di assaggiarne uno con ugual regalità.
LFR :•)
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