“Quando comprendi il messaggio nascosto, il dolore diventa il sentiero giusto”. Nader Butto
Questa frase che ho ascoltato in un’intervista, mi ha colpita molto. Non significa che il dolore sia qualcosa da cercare o da idealizzare. Significa che, quando riusciamo ad ascoltare ciò che il corpo sta cercando di comunicarci, il dolore, in qualunque linguaggio la vita lo esprima, smette di essere soltanto un ostacolo e può trasformarsi in una direzione.
Non perché ci dica dove andare in senso assoluto, ma perché ci orienta verso ciò che, in quel momento, chiede la nostra attenzione.
Ci indica dove abbiamo bisogno di prenderci cura di noi, di rallentare, di cambiare qualcosa, di ascoltare ciò che fino a quel momento non avevamo visto.
Spesso, quando il corpo manifesta un sintomo, ci blocchiamo, ci affidiamo quasi esclusivamente all’esterno. Lo facciamo perché abbiamo paura, perché ci sentiamo traditi, sbagliati, inadeguati, non degni, perché proviamo vergogna per ciò che ci sta accadendo o desideriamo soltanto tornare come prima, il più in fretta possibile credendo che non ci sia alternativa forse anche più attuale.
Ed è proprio quella fretta che molte volte non ci permette di entrare davvero in contatto con ciò che stiamo vivendo.
Vogliamo che il dolore finisca prima ancora di avergli permesso di raccontarci qualcosa.
Cercare aiuto è importante.La medicina, i professionisti e le terapie sono risorse intelligenti e preziose. È importante prendersi cura del dolore, alleviandolo, altrimenti saremo dei folli.
Ma, mentre cerchiamo risposte fuori, rischiamo di dimenticare di ascoltare chi quel messaggio lo sta inviando, cioè il nostro corpo.
Eppure il corpo non è contro di noi, è il nostro compagno più fedele che ogni giorno lavora in silenzio con dedizione straordinaria per mantenerci vivi, proteggerci, adattarsi, riparare e trovare nuovi equilibri.
Il nostro corpo possiede una saggezza innata che spesso dando per scontata, ne perdiamo la potenza.
Anche quando compare un sintomo, il corpo continua a fare ciò che ha sempre fatto: cercare la vita.
Vorrei fermarmi a riflettere che se riesco a so-stare in quello che mi può spaventare, quel sintomo non diventa solo qualcosa da eliminare, forse è anche un linguaggio, un invito a guardare dove abbiamo smesso di prenderci cura di noi. Un sussurro che ci indica ciò che ha bisogno di attenzione, di riposo, di nutrimento, di presenza e di amore.
Ricordiamoci che la terapia è fondamentale e lo è ogni cura che possa aiutarci a stare meglio.
Ma c’è una cura che nessuno può fare al nostro posto. Mi riferisco alla nostra presenza, a quell’ascolto che non sostituisce la medicina, né le visite, gli esami, le terapie o gli eventuali interventi quando sono necessari, al contrario, li accompagna e li rende ancora più efficaci.
La cura più completa nasce quando la competenza della medicina e la saggezza dell’ascolto interiore camminano insieme senza che una escluda l’altra. La disponibilità ad abitare il corpo, ad ascoltarlo senza giudicarlo, senza viverlo come un nemico, senza entrare in lotta con lui.
Abitare il corpo significa onorarlo, sentirlo, riconoscerlo come il luogo in cui la vita si esprime ed a volte lo fa anche attraverso il dolore.
È una capacità che si coltiva giorno dopo giorno, affinando sensibilità, ascolto, pazienza, compassione, coraggio, fiducia e onestà verso sé stessi.
Non è semplice perché quando c’è dolore la fiducia vacilla e il sentire tende a ritirarsi.
È una reazione profondamente umana, ma è proprio in quei momenti che interrompere il dialogo con il corpo rischia di allontanarci da ciò di cui abbiamo bisogno.
Credo fermamente che snche la persona sia parte irrinunciabile della terapia con il suo modo di ascoltarsi, con la fiducia che sceglie di coltivare anche quando è difficile.Con la capacità di esserci ogni giorno, accanto a sé stessa, anche quando è complicato.
Quando smettiamo di combattere il corpo e iniziamo a sentirlo davvero, qualcosa cambia. Non sempre il sintomo scompare subito, ma cambia il modo in cui lo attraversiamo e proprio lì, dove prima vedevamo soltanto dolore, può emergere un significato, un messaggio nascosto.
Ed è allora che il dolore, invece di chiuderci, può diventare il sentiero giusto che ci orienta verso la parte di noi che chiede cura, presenza e amore perché, quando il messaggio viene accolto, compreso e integrato nel nostro percorso di cura, il dolore non è più soltanto qualcosa da sopportare, diventa un prezioso passo verso un modo nuovo di abitare noi stessi.
LFR :•)
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