Chi sceglie di stare dalla parte della bellezza viene spesso liquidato come visionario, fuori dalla realtà o ingenuo. Come se guardare alla bellezza significasse non vedere il brutto, le contraddizioni e la durezza di ciò che accade nel mondo.
In realtà spesso servono occhi molto più allenati per non cedere al cinismo che per rifugiarsi nel disincanto.
Credo che la bellezza non sia una fuga dalla realtà, ma un modo di starci dentro, non è ottimismo né negazione del male, ma una risposta consapevole. È un antidoto perché richiede presenza, attenzione e responsabilità. La vera bellezza non promette soluzioni rapide, ma chiede impegno quotidiano a partire da sè stessi.
Forse tendiamo ad etichettare la bellezza come utopia per non doverla praticare davvero. Credo che praticarla significa esporsi, scegliere, rinunciare agli automatismi, smettere di delegare ed attingere alla gratitudine. Significa riconoscere che ogni gesto, parola, ogni modo di stare ha un impatto anche quando è piccolo.
La bellezza vissuta non rende ciechi, rende responsabili, non allontana dal mondo, ma lo attraversa con cura e coraggio.
Forse non serve un’utopia, forse abbiamo bisogno di allenarci a rendere questo mondo, così com’è, un po’ meno “tossico” e un po’ più respirabile.
La bellezza quando è vissuta e non solo sognata, non è una fuga, è un antidoto quotidiano che funziona, un gesto alla volta.
LFR :•)
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