Ieri, camminando sotto il sole caldo mi sono accorta che stavo respirando il mondo.
L’aria aveva mille sfumature: ilprofumo del cibo che usciva dalle finestre aperte lungo la strada, l’erba secca e quella appena tagliata, la terra bagnata di un giardino appena annaffiato, odore di fiori, di smog, di asfalto rovente di una strada in rifacimento, essenze portate dal vento, l’odore della pelle nell’abbraccio inaspettato di un’amica. E poi il mio, l’odore di me.
Ho pensato a quanto l’olfatto sia un senso che spesso lasciamo ai margini e che, invece, arriva in profondità e ci attraversa prima ancora delle parole.
È stato come se il naso avesse iniziato a vedere. All’improvviso, passando vicino ad un terrazzo con panni stesi ad asciugare al caldo sole, mi sono ritrovata catapultata nella cucina di mia nonna, con il viso affondato nel suo grembiule che sapeva di farina, di caffè appena fatto e di sapone. C’era un modo tutto suo di profumare di casa: profumo di nonna. Ancora oggi, se un odore gli assomiglia,qualcosa dentro di me si rilassa prima ancora che io capisca perché.
Poi, più avanti, lungo i passi che si susseguivano, è arrivato un altro ricordo.
L’odore della mamma quando da bambina la abbracciavo e respirando forte, senza saperlo, stavo imparando la geografia dell’amore.
Oggi so che quella memoria è ancora lì intatta e custodita nel respiro.
L’olfatto è così, arriva senza chiede il permesso e ti attraversa scavalcando il tempo ed i ragionamenti, attivando molteplici sensi contemporaneamente.
Senza accorgerti di come, ti porta, a volte in un luogo che ti fa sorridere, altre in uno che fa ancora male.
Gli odori non mentono perché conservano ciò che il corpo non ha dimenticato. Forse è anche per questo che fin dall’antichità ci hanno tenuti in vita.
Ognuno il suo odore, il suo ricordo, le sue emozioni..forse l’odore del pane dice nutrimento, quello della terra bagnata ci racconta del suono della pioggia sentito nella soffitta, l’odore del fumo ci mette in allerta, quello di chi amiamo ci calma il sistema nervoso e quello del nostro corpo ci ricorda chi siamo…
Perfino quando ci sentiamo persi o ci spaventiamo improvvisamente, capita di annusarci le mani, una maglia…un gesto antico, quasi animale…come se il corpo sapesse che prima ancora di ritrovare la strada, bisogna ritrovare il proprio odore.
E allora mi chiedo…
Quali odori abitano il nostro corpo e le nostre giornate?
Quali ci fanno espandere il respiro?
Quali ci contraggono senza che ce ne accorgiamo più?
Quanta “puzza”continuiamo a respirare per abitudine o per paura, per fedeltà a storie che non ci appartengono più?
Forse abitare davvero l’olfatto significa anche scegliere ciò che vogliamo respirare.
Profumi, luoghi, persone, case, relazioni…perché ogni respiro ci cambia.
Ed il corpo, molto prima della mente, sa già riconoscere ciò che sa di vita.
Da ieri, ogni tanto mi fermo e annuso.
Annuso l’aria, le persone, la mia pelle, non tanto per cercare un odore, ma per ritrovare una presenza.
Sento che un corpo abitato con presenza orienta in strade che gli occhi non vedono ed il naso le conosce da sempre.
LFR :•)
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