Siamo inclini a pensare alla creatività come una dote quasi riservata a chi ha un un talento evidente o a chi realizza un sogno grande e riconosciuto, come se contasse solo quando prende forma in qualcosa che gli altri possono vedere e applaudire.
Io credo fermamente che questa sia un’idea ristretta.
Penso che la creatività non sia solo “fare qualcosa di grande”. Credo, prima di tutto, che sia rappresentata da come stiamo in ciò che facciamo.
Creare è una delle tante qualità innate dell’essere umano, è il modo in cui mettiamo energia nelle cose, anche in quelle più semplici e quotidiane come per esempio preparare un pasto, scrivere o parlare con qualcuno senza fretta.
Quando c’è presenza libera ed un minimo di verità, lì dentro c’è già creatività.
Il punto, forse, non è inseguire l’idea di realizzarsi a tutti i costi, perché quando ci fissiamo solo su quello, rischiamo di vivere sempre un passo dopo la vita e intanto perdiamo il contatto con quello che c’è adesso, nel qui ed ora.
E poi! ci si mettono le aspettative, il giudizio, quella voce (nostra o presa in prestito) che dice che dovremmo essere perfetti, impeccabili, i migliori ecc…che solo se siamo riconosciuti o se diventiamo “qualcuno”, allora sì che possiamo creare, mostrarci ed avere valore.
Questa è una trappola sottile, ma potente, perché mentre inseguiamo quell’idea, ci allontaniamo proprio da ciò che vorremmo esprimere. Ci irrigidiamo e cominciamo a fare e fare e fare per dimostrare, allontanandoci dal sentire. In questo contesto capita che, anche se ci sforziamo tantissimo, quel riconoscimento non arriva mai davvero come ce lo immaginiamo…oppure arriva, ma non riempie.
Nel frattempo resta una sensazione più silenziosa, ma più dolorosa, cioè quella di non essere abbastanza. Non abbastanza capaci, non abbastanza pronti, non abbastanza giusti e così la creatività si spegne piano piano diventando forzata e stanca.
Penso che la cre-a(t)tività come contributo personale sia più sottile perché non è performance, ma è partecipazione. È dire: “io ci sono, con questa energia qui, oggi/ora”, ed usarla, questa energia, anche in modo “imperfetto”, ma usarla davvero.
Quando invece ci muoviamo senza ascolto e senza contatto con noi stessi, possiamo fare mille cose anche apparentemente creative, ma qualcosa resta vuoto perché è un surrogato. Diventa quindi attività invece che vitalità o movimento al posto di presenza.
Invece, quando iniziamo a chiederci non “cosa devo fare per essere felice?”, ma “dove sto mettendo la mia energia adesso?”, allora ecco che qualcosa cambia. Se c’è amore, anche “piccolo”, si entra in un flusso diverso, più vivo e nutriente. Non è che tutto diventa facile, ma smettiamo di forzarci dentro forme che tendono a deformarci, a cui non ci sentiamo appartenere.
Qui c’è un altro punto che spesso dimentichiamo, ed è che anche l’amore (in senso ampio del significato) è un atto creativo, come pure le relazioni, non qualcosa di secondario rispetto alla “vera realizzazione”, ma uno spazio vivo dove la nostra energia prende forma continuamente. Ascoltare davvero qualcuno, restare in una conversazione difficile senza scappare, lasciarsi toccare…è creazione pura.
Quando questa qualità è presente, si propaga anche al di fuori di noi stessi, in tutta la vita espandendo la vitalità ovunque.
La vera creatività non è tanto creare qualcosa, ma lasciarsi attraversare dalla vita mentre facciamo le cose e nel farlo, contribuire anche in modo apparentemente minuscolo…anche senza che nessuno se ne accorga, ma con totalità.
Creare…esprimersi…è arte pura, proprio come te.
LFR 💌
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