C’è un dono che la vita mi ha fatto e che porta il nome di “Como”. È arrivato così, inaspettato e genuino, con una mano tesa e un invito silenzioso a fidarmi.
Mi hanno portata su una terrazza, una di quelle che non si dimenticano.
Davanti a me l’Italia, sotto di me il vuoto che sembrava abisso, proprio lì, al confine con la Svizzera. Un confine reale fatto di linee sulla mappa, di lingue, rituali e usanze diversi e che proprio per questo ci potrebbero mettere soggezione. Un confine reale, tangibile, ma anche invisibile che separa ciò che controlliamo da ciò che ci chiede di mollare la presa.
Affacciarmi è stato come arrivare a un punto limite dentro di me, era quel passo in avanti che non ti concedi, che trattieni mille volte perché il cuore accelera e il respiro si spezza. Ho sperimentato, grazie ad una mano che sostiene con presenza e amore, che quando ti affidi davvero succede questo: per un istante resti senza fiato. E fa paura! perché senza respirare si muore…o almeno così crediamo.
E invece no, quell’apnea, così breve e così intensa, custodiva qualcosa di prezioso.Dentro quel vuoto c’era la bellezza più pura che abbia mai sentito battermi nel petto. Una bellezza che non fa rumore, ma ti attraversa tutta, da cima a fondo. Le lacrime sono scese senza chiedere permesso, sgorgate da un punto del cuore che non mente mai. Quel luogo vero, più nudo e più vivo…”il posto del cuore”.
In quell’istante la paura ha iniziato a sciogliersi, non di colpo, ma come fa la neve quando arriva il sole…piano…è stato il punto in cui ho smesso di difendermi.
È rimasto un abbraccio avvolgente di quelli che non stringono, ma sostengono. Da quell’abbraccio ho potuto guardare di nuovo quello che credevo fosse un abisso pericoloso…e l’ho visto per ciò che era davvero: uno spazio colmo d’amore sempre stato lì ad aspettarmi…ad aspettare che io mi dessi il permesso, il permesso di fidarmi.
Il permesso di affacciarmi, il permesso di attraversare un confine che faceva paura solo perché non lo conoscevo.
Essere condotta per mano fino al limite della ringhiera è stato un gesto apparentemente semplice, ma potentissimo. Qualcuno ha creduto in me abbastanza da accompagnarmi fin lì, oltre il punto in cui avrei voluto fermarmi e io ho scelto di affidarmi, di lasciare che quella mano piena d’amore mi guidasse oltre l’Italia, oltre la Svizzera, oltre le differenze, le abitudini, oltre l’idea che ciò che spaventa sia per forza pericoloso.
Da quel punto di confine ho capito una cosa:
l’amore puro si sente solo quando smetti di difenderti, quando apri il cuore con fiducia e verità, senza armature. Quando accetti che tremare non è una debolezza, ma l’inizio di qualcosa di autentico, quando scopri che ciò che ti spaventava non voleva farti cadere, ma insegnarti a guardare più lontano.
Questo racconto è un dono.
Per me, che l’ho vissuto.
Per chi mi ha teso la mano e mi ha accompagnata fino al limite.
E per chi legge, se sceglierà di farlo suo.
Perché tutti prima o poi, arriviamo davanti a una ringhiera e la vita, paziente, resta lì ad aspettare che troviamo il coraggio e la fiducia di affacciarci.
LFR :•)
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