Leggendo questa storia, ” la Donna Scheletro” tratta dal libro Donne che corrono coi lupi, mi sono imbattuta in uno stato d’animo altalenante,e più la rileggevo, più mi accorgevo di quanto, una stessa storia, potesse essere così diversa, ogni volta … Questo mi ha fatta molto riflettere ed è stata la scintilla per questo post.
La lettura trasuda … ci ho trovato qualcosa di
inquietante e bellissimo … un vero dono che mi va di con-dividere con voi (consiglio vivamente la lettura dell’intero, breve testo ricca di spunti ulteriori).
Un pescatore getta la rete nel mare e porta in superficie uno scheletro. Qualcosa che appartiene alla morte, qualcosa davanti a cui la prima reazione è la fuga … eppure, proprio quell’ incontro apre la strada all’intimità.
Ecco che, la Donna Scheletro smette di essere una creatura incontrata fuori di noi e diventa ciò che abbiamo lasciato in fondo a noi stessi … per tornare è necessario sostare in profondità (abisso, grotta buia) e ricontattare il battito del cuore e la tenerezza.
Ci sono molti simboli ed archetipi e mi è piaciuto, dare alla storia, questa priorità in mezzo a tante altre che vi si possono leggere.
Il mare diventa il nostro paesaggio interiore, quel luogo in cui abbiamo immerso paure, perdite, desideri e parti di noi che non eravamo pronti ad accogliere.
Poi, un giorno come tanti,qualcosa riemerge … una crisi, una solitudine, un cambiamento o semplicemente una stanchezza che non sappiamo spiegare.
Di fronte a questa emersione, la prima tentazione, quella automatica, è ancora quella del pescatore … fuggire.
Credo che alcune cose non riemergono per essere eliminate, ma riemergono forse , perché sono finalmente pronte per essere viste.
A volte il primo atto di trasformazione più che capire, guarire o cambiare, è restare … accogliere.
Restare davanti a ciò che sentiamo senza giudicarlo finché le lacrime tornano a sciogliere , a scorrere dove qualcosa era rimasto immobile, congelato, impigliato … quello che abbiamo rimosso non necessariamente ci indebolisce, a volte custodisce proprio ciò che ci manca. Forse una forza dimenticata, una verità, un desiderio o forse,una parte autentica di noi.
Lo scheletro è ciò che rimane quando cadono le maschere e si “ritorna all’osso” … all’origine della nostra storia.
Anche per questo la fiaba parla d’amore (per noi stessi e nelle relazioni) perché l’amore maturo non consiste nel vivere eternamente nella fase dell’ innamoramento giovane, perfetto e luminoso, ma si ritrova nel dire:
“conosco la tua morte, le tue ferite, la tua paura e la tua vulnerabilità e non per questo smetto di vederti”.
La Donna Scheletro è quasi un’antitesi della fiaba romantica tradizionale perché il vero amore non elimina la morte, ma la include (vita/morte/vita in cui tutto si può rinnovare).
Alla fine, poi, la fiaba torna a noi e ci insegna che il ritorno pelle a pelle, la trasformazione non significano diventare qualcun altro, a volte, significa recuperare una parte che avevamo abbandonato, inabissando il dolore, per poter andare avanti.
Non tutto ciò che scompare è perduto, alcune cose devono soltanto rimanere immerse fino a quando siamo pronti a riportarle alla luce.
Davanti al nostro stesso scheletro possiamo smettere di fuggire e chiederci:
Cosa tengo imprigionato in fondo al mio mare?
Cosa mi fa sentire il calore del ritorno pelle a pelle?
Che cosa di me sta tornando a casa?
✓ LFR
CONSIGLIATA LETTURA DI: https://www.lucifralerobe.it/2024/12/04/rimettere-ordine/
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