Ci sono cose che restano dietro.
Non dietro nel senso di passato o di meno importante, dietro nel senso più fisico del termine.
Oltre una superficie, oltre una linea, insomma oltre qualcosa che sembra dividere invece di filtrare.
L’altro giorno ho visto una piccola scena quasi insignificante. Ho visto un’auto parcheggiata, il suo parabrezza attraversato dalle righe sottili dello spannatore mi appariva come una partitura silenziosa. Sopra quelle righe c’era attaccato un adesivo trasparente. Nulla di speciale, a prima vista, ma poi ho notato qualcosa.
Dietro l’adesivo, oltre quelle linee, si rifletteva la sua ombra. Non era una copia identica, era più grande, più allungata ed i suoi contorni sembravano più eleganti come se ciò che stava “dietro” fosse una versione più definita di ciò che stava “davanti”.
Mi è rimasta addosso una domanda:
e se fosse così anche per noi?
Viviamo molto in primo piano nella routine quotidiana, nelle cose che si vedono o in quello che mostriamo, nei risultati misurabili, nelle parole dette al momento giusto (o sbagliato). Ci giudichiamo per ciò che appare, per ciò che sembra non abbastanza, ma penso che ci sis sempre qualcosa che resta appena oltre le righe.
Forse non siamo mai solo ciò che appare in primo piano, forse siamo anche quello che resta un passo indietro, appena fuori fuoco. Non per gli applausi degli altri, ma per lo sguardo diverso dal nostro che a volte ci restituiscono.
Capita che qualcuno veda in noi una calma che noi non riconosciamo, o una forza che per noi è solo sopravvivenza o una grazia che per noi è semplicemente abitudine.
Quello che sto cercando di condividere è che non si tratta di cercare approvazione, ma si tratta di accorgerci che esiste una versione di noi che non vediamo bene da soli, forse perché siamo troppo vicini.
Come l’adesivo sul vetro, da davanti sembra una cosa semplice, ma dietro le righe, nella distanza giusta, prende forma un disegno più lungo, più definito che non è un’illusione perché in realtà è sempre stato lì. Spesso serve un altro punto di vista per riconoscerlo.
Pensiamo spesso a ciò che lasciamo come a qualcosa di incompleto e di im-perfetto, potrebbe trattarsi per esempio di una relazione che non è andata come speravamo oppure di un progetto che non ha avuto il successo immaginato ecc.. situazioni in cui ci sembra tutto un po’ storto, un po’ opaco e non abbastanza.
Ma magari, oltre le righe che noi vediamo come limiti c’è già una forma che si sta distendendo: più ampia, più morbida e più vera.
Forse il valore non è qualcosa che dobbiamo costruire continuamente, forse è qualcosa che dobbiamo imparare a riconoscere.
Potremmo iniziare ad osservare che ciò che resta dietro è come la musica tra le righe di uno spartito, invisibile, ma irresistibile, capace di lasciare una melodia sottile e sublime che resta dentro.
LFR 🧭
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