
Ricordo ancora benissimo la vecchia cantina del signor Ernesto che vidi per la prima volta con occhi di bambina. Contadino di mare elbano, uomo di compagnia dall’animo generoso, occhi brillanti che richiamano il mare per colore ed impeto. Persona sorridente, genuina, sapiente di natura, serena, orto sotto casa con vista mare mozzafiato…un uomo che ha saputo vivere il tempo assaporandone, con lentezza, il gusto della vita.
Di Ernesto mi colpirono all’istante, fin da subito, i suoi piedi grandi che mi accorsi essere piedi scalzi .. piedi importanti. Nonostante il passare degli anni, certe “cose” rimangono indelebili, anche se viste con occhi adulti.
Terra, ghiaia, pietre appuntite, sentieri dissestati, asfalto rovente, pioggia, ecc.. quei piedi mi incuriosivano, mi rapivano con stupore. Ma com’era possibile? Versatili, robusti e forti assaggiavano e perlustravano il terreno. Ovunque riuscivano a trovare uno spazio comodo senza lamentarsi mai.
Ricordo la domenica gli sguardi contrariati della moglie Adriana, donna altrettanto forte e decisa, ma dal cuore di cioccolato caldo..”di domenica le scarpe vanno messe col vestito buono per andare alla messa!!” diceva lei..e allora Ernesto, cedeva.
Mi sono sempre chiesta sorridendo, se lo facesse per amore o per il ben per la pace..
Nella cantina di Ernesto, situata al piano terra dell’abitazione stile napoleonico, c’era un grande arco che abbracciava due stanze in un’unione pacifica. All’interno strani odori primordiali mischiati ad una miriade di attrezzi, per lo più forgiati a mano, dalle fatture antiche appartenuti ad antenati.. attrezzi dai mille usi ieri quotidiani, oggi desueti o addirittura sconosciuti..sostituiti da moderna “ignoranza”.
Come cornice di queste stanze, accarezzavano il soffitto, enormi botti ormai consumate, ma dedite a custodire con antica pazienza vino e liquori che ad ogni persona venivano donati con soddisfazione all’interno di un bicchiere un po’ unto e dal colore arcobalenato… nessuno è mai riuscito a dire no e nonostante le smorfie causate dal sapore del vino e dalle condizioni del bicchiere offerto, l’accoglienza risultava ogni volta un piacere perché legata più all’affetto che alla futile apparenza.
Un’accoglienza concreta e robusta proprio come quel vino e quell’uomo che lo aveva partorito!
Ernesto oggi non è più in vita e la casa si è trasformata negli anni.
Sotto l’arco non spicca più la grande scritta nera in stampatello: “ABBASSO LA GUERRA”, ma nei cuori di chi lo ha conosciuto ed ha vissuto quell’atmosfera rimangono vivi ricordi pacifici e preziosi
e se guardi bene, puoi vedere ancora quelle orme, quelle impronte infrangibili che libere nel tempo varcano tutt’oggi pavimenti sbocconcellati nell’antica aia, campi, sassaie, scogli..e con attenzione trovano comodità lungo percorsi a volte scomodi e spigolosi.
E badate bene:
quei piedi non si sono mai adattati (cioè, con sforzo rendersi adatto a, nonostante tutto),
ma accomodati (che significa star comodi senza sforzo o rinuncia trovando un proprio spazio nella realtà) con felicità nel percorso a volte anche tortuoso e spinoso della vita.
Questi grandi piedi spesso contestati e giudicati tramandano un grande dono. Soffermiamoci ad ascoltare i nostri corpi ed il nostro stare nei percorsi quotidiani per sentire e poter scegliere:
ci stiamo adattati o comodi?
Francesca :•)
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